La sovranità limitata dall’alto debito

La Bce ha ribadito oggi di essere pronta a reagire al rallentamento economico che da qualche settimana è sempre più visibile nella zona euro. In una audizione dinanzi al Parlamento europeo, il Presidente Mario Draghi ha avvertito i governi ad alto debito, come quello italiano, che l’indebitamento si traduce in una perdita di sovranità perché in ultima analisi dà il giudizio sul futuro del paese ai mercati finanziari.

«Un Paese perde sovranità quando il debito è troppo alto», ha detto Draghi, perché a quel punto «sono i mercati che decidono», e ogni decisione di policy «deve essere scrutinata dai mercati, cioè da persone che non votano e che sono fuori dal processo di controllo democratico. Il debito viene prodotto da decisioni politiche dei Governi» e «la sovranità viene persa a causa di politiche sbagliate».

Sul fronte economico, il presidente Draghi ha fatto notare che le ultime informazioni sulla congiuntura nell’unione monetaria sono «più deboli dell’atteso»; «la persistenza delle incertezze, in particolare collegate a fattori geopolitici e alla minaccia di protezionismo, pesa sul sentimento economico». In questo senso, parlando di «rischi per la crescita al ribasso», il banchiere centrale ha sottolineato che «il consiglio direttivo è pronto ad agire in modo appropriato con tutti gli strumenti a disposizione».

«I rischi alle prospettive economiche si sono mossi verso il ribasso» ma la Bce può usare di nuovo «altri strumenti nella cassetta» degli attrezzi se le cose andassero «molto male», ha poi assicurato il Presidente della Bce.

«L’ambiente esterno è meno vivace del passato e l’Italia cresce meno di prima e significativamente meno delle attese», ma «è troppo presto per dire se servirà una manovra correttiva, bisogna prima vedere quali saranno le uscite e le entrate fiscali», ha poi rilevato il numero uno della Bce rispondendo a una domanda sull’Italia di un eurodeputato. In ogni caso l’accordo con la Commissione Ue sulla manovra «è stata una notizia positiva», ha aggiunto.

«Grazie agli sforzi di tutti i cittadini europei l’Eurozona è uscita dalla crisi», con risultati «tangibili» come i 22 trimestri consecutivi di crescita e la disoccupazione al minimo da ottobre 2008. Ma negli ultimi mesi arrivano «informazioni più deboli dell’atteso», e «la persistenza delle incertezze, in particolare collegate a fattori geopolitici e alla minaccia di protezionismo pesa sul sentimento economico», ha detto ancora il presidente della Bce.

«L’euro è stato pensato per essere una moneta stabile e affidabile ed ha garantito la stabilità dei prezzi per due decenni. Oggi nei 19 paesi che attualmente costituiscono l’area dell’euro ci sono 20 milioni di europei in più che lavorano rispetto a 20 anni fa. E dalla creazione dell’euro, il tasso di partecipazione alla forza lavoro è passato dal 59% al 67%, il livello più alto di sempre», ha ricordato infine Draghi.

«Per realizzare in pieno i benefici dell’euro, ci servono gli stessi componenti che hanno fatto l’euro una realtà nel 1999», ovvero riforme strutturali da parte degli Stati membri e aiuto dell’Europa a fare tali riforme, ha poi aggiunto il presidente della Bce. «Da una parte servono riforme nazionali per promuovere una convergenza economica sostenibile. Sotto tutti i sistemi monetari un potenziale di crescita più alto si può ottenere solo con un continuo sforzo di riforma», che è principalmente nelle mani degli Stati membri, ha proseguito Draghi. Dall’altro lato, però, «l’Europa può fare la differenza sostenendo e facilitando questi sforzi di riforma. Il nostro stare insieme rappresenta un vantaggio competitivo unico, e dobbiamo capitalizzare su questo».


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