In caso di sanzioni Ue credito bancario a rischio per le imprese

Il Centro Studi di Confapi Padova, “Fabbrica Padova”, mi ha chiesto di sviluppare alcune riflessioni sulle conseguenze di eventuali sanzioni Ue contro l’Italia per deficit e debito eccessivi.

Abbiamo quindi elaborato un piccolo focus sulle sanzioni, fatto di brevi domande e risposte. Lo potete trovare qui: https://bit.ly/2AwMSLe. A questo link, invece, potete trovare il mio intervento sul tema a Radio 24, puntata dell’1 dicembre 2018 della trasmissione I Conti della Belva di Oscar Giannino (da minuto 39:00): https://bit.ly/1ariJhW.

LE SANZIONI SAREBBERO L’ULTIMO DEI PROBLEMI

L’eventuale irrogazione di sanzioni all’Italia da parte della Commissione Ue costituirebbe un problema anzituttoperché sottrarrebbe circa 4 miliardi al budget di spesa del Paese. Si tratta diun decimo del valore della manovra in discussione oggi, salvi gli eventualiincrementi sanzionatori di anno in anno.

Ma il conto più salato sarebbe quello indotto dall’inevitabile, ulteriore aumento dello spread. Le sanzioni arriverebbero infatti alla fine di un articolato processo fatto di raccomandazioni continue da parte della Commissione Ue e di continui dinieghi ad ipotesi di compromesso da parte del Governo italiano.

Le sanzioni avrebbero così l’effetto di stressare al massimo la tensione sui titoli di stato, innescando una dannosissima stretta creditizia.

Quando, cioè, si arrivasse alle sanzioni, sul campo avremmo già lasciato ogni briciolo di fiducia residua di cui ancora si poteva godere. Di fronte ad un braccio di ferro spinto così tanto da far rischiare al Paese persino le sanzioni Ue, gli investitori tornerebbero infatti a sbarazzarsi dei titoli di Stato detenuti in portafoglio non ritenendo il Governo degno di fiducia. I detentori di titoli potrebbero cioè pensare che se il Governo è disposto a correre il rischio di sanzioni per una battaglia di principio, allora potrebbe essere capace di ogni cosa, compresa l’uscita dall’euro con conseguente ridenominazione in lire svalutate dei titoli di debito.

La vendita di titoli di Stato spingerebbe di nuovo in su lo spread (perché in borsa ordini di vendita massicci fanno paventare gravi perdite all’orizzonte e vengono considerati manifestazione di un aumento del rischio) che con tutta probabilità potrebbe sforare la soglia, oggi considerata limite, di 400 punti base.

GLI EFFETTI DI UN NUOVO RILEVANTE AUMENTO DELLO SPREAD

Gli effetti principali sarebbero due: da una parte il bilancio dello Stato verrebbe gravato di nuove enormi spese perinteressi, dall’altra la perdita di valore dei titoli pubblici determinerebbe anche una diminuzione dei patrimoni delle banche che hanno titoli in portafoglio e che sarebbero così costrette a sottrarre risorse all’erogazione di credito per destinarle a copertura di tali diminuzioni patrimoniali (si consideri che le banche italiane hanno in pancia oltre 370 miliardi di titoli di stato).

Come ha ricordato il Rapporto sulla stabilità di Banca d’Italia del 23 novembre, la flessione delle quotazioni dei titoli di Stato ha determinato per le banche una riduzione delle riserve dicapitale e di liquidità e un aumento del costo della provvista all’ingrosso. Sele tensioni nel mercato dei titoli di Stato dovessero protrarsi, ha affermatoil Rapporto, le ripercussioni sulle banche potrebbero essere rilevanti, soprattutto per alcuni intermediari di media e piccola dimensione.

Inevitabile sarebbe quindi un incremento dei costi della raccolta e una restrizione dell’offerta di credito al settore privato.

LA LEZIONE DEL 2011

Come ancora ha ricordato il Rapporto di Banca d’Italia del 23 novembre, nella fase di elevata tensione dei mercatidel 2010-11 un aumento dello spread di 100 punti base ha determinato, nell’arco di un trimestre, rialzi dei tassi di interesse pari a circa 70 punti base per iprestiti alle imprese non finanziarie e di 30 punti base per i mutui alle famiglie.

Insomma, le sanzioni sarebbero di per sé l’ultimo dei problemi. Il vero problema sarebbe il rischio di collasso delle nostre aziende a causa di nuove strette creditizie e di pesanti crisi di liquidità innescate da un logorante processo di cui le sanzioni sarebbero solo l’ultimo atto.


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