La Federal Reserve ha mantenuto invariato il tasso di interesse di riferimento e non ha dato alcun segnale di volerlo abbassare a settembre, nonostante le crescenti pressioni esercitate dal presidente Donald Trump e dai suoi incaricati nel comitato decisionale della Fed.

La decisione del 30 luglio mantiene, così, il tasso di riferimento a breve termine della Fed in un intervallo compreso tra il 4,25% e il 4,50% per la quinta riunione consecutiva.

La Fed rimane divisa tra i suoi due obiettivi, come ongi banca centrale indipendente: la massima occupazione e la stabilità dei prezzi.

Il rallentamento dell’economia e del mercato del lavoro nelle ultime settimane negli USA hanno rafforzato le ragioni a favore di un taglio dei tassi. Tuttavia, i dazi imposti da Trump hanno iniziato a spingere l’inflazione al rialzo a giugno e gli analisti prevedono effetti ancora più significativi nei prossimi mesi, rendendo i funzionari cauti nel fornire indicazioni ai mercati fino a quando l’impatto non sarà chiaro.

Due governatori repubblicani della Fed, Christopher Waller e Michelle Bowman, hanno espresso il loro dissenso, affermando di preferire un taglio, come auspicato dal Presidente.

È la prima volta dal 1993 che due governatori dissentono da una decisione della Fed. Waller ha affermato che, sebbene i dazi doganali possano spingere i prezzi al rialzo, ritiene che si tratterà di un effetto temporaneo e che l’inflazione dovrebbe tornare ai livelli precedenti il prossimo anno.

Sia Waller che Bowman sono stati indicati come potenziali candidati alla presidenza della Fed da parte di Trump quando il mandato di Powell scadrà a maggio.

In una dichiarazione rilasciata al termine di una riunione di due giorni, la Fed ha affermato che “l’incertezza sulle prospettive economiche rimane elevata” e che “l’attività economica ha subito un rallentamento nella prima metà dell’anno”.

“Non abbiamo ancora preso alcuna decisione con riguardo a settembre”, ha poi precisato il presidente Jerome Powell, aggiungendo altresì che la Fed non ha ancora tagliato il tasso di riferimento quest’anno perché il tasso di disoccupazione del 4,1% soddisfa effettivamente il suo obiettivo di piena occupazione, mentre l’indice di inflazione è al 2,7%, superiore all’obiettivo del 2% e come sappiamo le banche centrali riducono i tassi per sostenere l’economia e il mercato del lavoro e gli aumentano o li mantrengono alti per raffreddare l’inflazione.

Per Powell, dunque, l’inflazione al 2,7% richiede “un atteggiamento moderatamente restrittivo in questo momento”, ossia tassi leggermente superiori al normale.

Il mercato azionario, intanto, ha chiuso per lo più in ribasso dopo che gli investitori hanno ridimensionato le loro aspettative di tagli dei tassi di interesse a seguito della conferenza stampa di Powell.

L’indice S&P 500 ha perso 7,94 punti, lo 0,1%, chiudendo a 6.362,92, mentre il Dow Jones Industrial Average è sceso di 171,71 punti, lo 0,4%, chiudendo a 44.461,28. L’indice composito Nasdaq, ricco di titoli tecnologici, ha guadagnato 31,38 punti, pari allo 0,2%, chiudendo a 21.129,67. Tutti e tre gli indici hanno recuperato dai minimi precedenti. Il titolo del Tesoro USA a 10 anni ha guadagnato quasi 5 punti base, chiudendo a circa il 4,38%.

Scopri di più da diBanca

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere